L’arte (bella!) che piace ai bambini…

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Ero appena tornata a Milano da Sao Paulo e per quanto ami la mia città il passaggio da una realtà di quasi 25 milioni di abitanti ad una di poco più che un milione mi lascia sempre un po’ disorientata.
A Sao Paulo l’offerta, sia in termini lavorartivi che culturali, assomiglia ad una centrifuga, chiunque si trova costantemente immerso in un turbine di iniziative, stimoli, suggestioni, un mese in Brasile concentra avvenimenti che in un’altra città necessitano di un anno per accadere.
Ed e’ normale che sia cosi, quello e’ il nuovo mondo, il cuore pulsante di questa epoca, il luogo dove il futuro sta accadendo…
Tutti voi conoscete il mio lavoro, la mia società organizza eventi a carattere artistico per aziende che ricercano visibilità di marchio.
La mia “missione” e’ rendere l’evento artistico un evento bello e interessante per un pubblico molto vasto. E funziona davvero bene! Sopratutto in Brasile dove c’e’ tantissimo interesse per questo genere di iniziative.
E la mia “missione” correlata” e’ quella di crescere il mio bambino abituato ed interessato all’arte, spettatore attivo, e non passivo fruitore di tablet e televisione come, purtroppo, molti bambini di oggi.
Ma torniamo a noi, appena atterrata da Sao Paulo prendo il piccolo Leo e lo porto in Via Ventura a fare un giro tra le iniziative del Fuorisalone. A parte la solita, bella e sempre interessante, offerta di design, sono capitata per caso in un posticino un po’ defilato, in una via laterale. Appena entrata ho capito che quello spazio era diverso dagli altri. Un gruppo di architetti giovanissimi ha allestito questo grande laboratorio con moduli in cartone disegnati da loro e una collettiva di artisti da tutto il mondo molto interessante. Si chiama Sbodio32 ed e’ davvero un bel progetto!
Tra l’ampia offerta, tutta di altissima qualità, un’opera d’arte super divertente e concettualmente splendida ha appassionato il piccolo Leo al punto che e’ stato davvero difficile convincerlo a tornare a casa!
Il concetto e’ semplicissimo: una struttura in legno abbastanza grande costruita in maniera quasi artigianale e moltissimi segmenti di spago a disposizione del pubblico per essere annodati. Il progetto si chiama WAN ed e’ un’idea artistica di un gruppo di ragazzi tra i 20 e i 24 anni, di diverse nazioni, dalla Turchia all’Australia; WAN e’ un gioco di parole che significa We Are No-where/We Are Now-here. Bello anche il nome!
Il risultato e’ un’opera che muta in continuazione, frutto dell’azione del pubblico. E che utilizza il simbolo concettuale del nodo per trasmettere, legame, coesione, dialogo, collegamento, davvero splendida! E per i bambini e’ una vera gioia!
Leo dopo i primi cinque minuti di timidezza faceva già il “padrone di casa”, prendeva per mano i bimbi più piccoli di lui e insegnava a fare i nodi, bellissimo davvero! E’ stata un’impresa convincerlo ad andare via. Dopo quasi due ore di nodi, il solo argomento convincente e’ stata la promessa di ritornare l’indomani!
Complimenti ragazzi!
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